
Da piccolo Paolo era un po’ cicciotello e le sorelle lo chiamavano “Gas Gas”. Avete presente quel topo buffo e imbranato in Cenerentola? Ecco, quello lì. E poi… quante estati al mare, le sale giochi, i giardinetti, il circo e i Natali, i compleanni, i capodanni, le feste in famiglia. L’ho visto crescere e diventare quel ragazzo che tutti e tutte voi avete conosciuto. Fin da bambino le sue grandi passioni erano il calcio e la batteria. Suonare la batteria per Paolo fu una cosa quasi scontata, visto che Luca e Andrea, i suoi fratelli maggiori, suonavano basso e chitarra. Ci voleva un batterista in famiglia. A dirigere, orientare, incoraggiare nei momenti difficili c’era suo fratello Eliseo, il più grande. Non avrei mai immaginato allora di suonare con Paolo vent’anni dopo; che ci avrei inciso delle canzoni, fatto dei dischi, centinaia di concerti, che con lui avrei percorso migliaia di chilometri su e giù per l’Italia per prendere e dare tutto quello che c’era da dare e prendere. Ho condiviso con lui tanti e tanti giorni belli e brutti ma la cosa più importante è che ci siamo dati, scambiati della cose, tante e tante cose. Lui me ne ha insegnate alcune ed io gliene ho insegnate delle altre. Così si va, così si fa con i buoni compagni di viaggio. Ma con Paolo mi sono sentito sempre in debito perché quando non avevo più voglia di salire sopra un palco, quando suonare e cantare per me non era più quello che speravo e che credevo che fosse da ragazzino, quando mi sentivo stanco e in trappola, allora arrivò Paolo e fu lui con quel suo sorriso, quella sua incredibile energia a farmi “tornare” a farmela passare. Bastava che ti giravi e lui era lì dietro di te. Era contagioso quel sorriso e a poco a poco mi fece ritrovare quello che avevo perso. Quella cosa che ti fa sentire parte di un gruppo, di un sound, di una splendida fonte di luce e calore. La sentii piano piano tornare quella forza, così tornai anch’io ad accendermi e ad accendere. La “GANG” era tornata!

Dopo tanti e tanti anni ora se suono con qualcuno, anche se non so neanche come si chiama, dopoun quarto d’ora so tutto della sua vita. Da come suona capisco bene come mangia o come fa l’amore, se soffre di depressione o se gioca al superenalotto… Uno racconta di sé mentre suona e tu che ci suoni insieme sei il primo ad ascoltare la sua storia. Paolo si sedeva alla batteria come un re sul trono. Un trono sverniciato e scorticato, ferito e antico, che aveva fatto tante battaglie. E di quel trono ne andava fiero e orgoglioso. Aveva la potenza del piede destro. Poggiava tutto su fondamenta forti, stabili, sicure. Spostava tutto verso la parte bassa, scura, quasi nascosta. E poi la pacca sul rullante, l’intransigenza la decisione netta, la prontezza dello scatto, l’agilità sul braccio e il polso sinistro. Piede destro e mano sinistra erano i suoi confini netti, forti, decisi. Niente sfocature agli estremi. Non era quello che si dice un “fantasista” un giocoliere né uno che ardeva di protagonismo, niente numeri da circo. Non amava il “barocchismo”, i fronzoli, le sfumature. Bianco e nero soltanto, un cow-boy, uno degli ultimi veri rocker. Non era abile né sicuro nei passaggi, lì si sentiva trascinare, non era ancora capace di dirigere in quei momenti e a volte si perdeva. Puntava a ciò di cui c’era bisogno, niente altro, niente che poteva essere o diventare superfluo, niente di più niente di meno. Era così nella vita e così suonava, era il suo stile. Umile ed essenziale, niente lusso, niente zavorra, così poteva andare. Leggero come una piuma e pesante come una montagna. Per Paolo contava l’impresa e il farne parte. Poteva anche scappare ma eri sicuro che sarebbe tornato, non avrebbe mai rinunciato a quel suo trono. Lì era re fra i re. La batteria era il riscatto di una vita e lì sopra suonava tutto il cammino della sua emancipazione. Paolo, Sandro e Marino. Durante l’ultimo pomeriggio trascorso insieme in ospedale abbiamo parlato tanto io e Paolo. Lui era sereno e gli andava di fare due chiacchiere su ciò che avevamo fatto in passato e su quello che avremmo potuto fare in futuro. Fra le tante cose dette voglio farvi partecipi di una, di una soltanto. Un suo desiderio. Più volte mi confidò che se c’era una cosa che voleva in quel pomeriggio era andare a pesca. Gli si illuminavano gli occhi quando lo diceva. E’ così che va la vita… Fra le tante cose che uno poteva desiderare per Paolo, quella più preziosa era essere lì sulla riva e pescare come era solito fare con qualche suo amico, soprattutto “l’alpino”, durante i pomeriggi d’estate. Io spero che, ovunque tu sia Pa’, quel posto lungo il fiume o nei pressi di un lago tu l’abbia trovato, finalmente. In questi interminabili giorni ti ho sempre immaginato lì in quel posto, sulla riva. Seduto e solitario, solo, con i grilli e le cicale. Mentre ti addormenti all’ombra di un vecchio albero. E tutto intorno arde il sole. E i pesci che saltano fuori dall’acqua e ridono di te che dormi. In pace col mondo mentre il mondo intorno è in pace con te. Dormi pure Pa’ e riposa così, in pace. Prometto che ti dedicherò in futuro “Il Re Bambino”. E’ una canzone alla quale tenevi tanto e tante volte mi hai chiesto di suonarla. Non c’è stato il tempo. Ma ogni volta che lo farò sarà come se fossi qui con noi tutti. Giuro! Mi manchi, tanto.
PS: So che molti di voi avranno tante cose da raccontare a proposito di Paolo; qualcuno lo ha già fatto…vi sarei grato se inviaste al sito qualsiasi cosa che riguardi voi e Paolo, foto aneddoti, anche cazzate, birre bevute insieme, chiacchiere, ricordi tracce. Durante il prossimo anno vorrei raccogliere tutte le vostre testimonianze, arricchirle con tante foto e farci un libro e magari regalarglielo e regalarmelo per il giorno del suo compleanno.
Pertanto sabato 29 settembre vi aspetto con i Gang, Kingstones, Old Blues, Ogam e tanti amici a Villa Potenza per una gran bella festa.
Ci conto e vi ringrazio, di cuore.
PIU’ FORTE DELLA MORTE E’ L’AMORE.